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Rinoplastica primaria

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Rinoplastica secondaria e post-traumatica

Rinoplastica Secondaria
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Rinoplastica Secondaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’analisi di questo caso è utile anche per comprendere cosa avviene nelle prime settimane dopo una rinosettoplastica. Le foto postoperatorie sono tutte state scattate ad un mese dall’intervento: nonostante la procedura sia stata complessa ed abbia comportato osteotomie multiple e vari innesti, la forma definitiva è già ben evidente, le ecchimosi del tutto assenti e l’edema (il gonfiore postoperatorio) risolto di circa il 70-80%. Nei prossimi mesi, la forma si raffinerà ancora, seppur molto lentamente, con la risoluzione dell’edema residuo, del tutto completa verso i 9-12 mesi dall’intervento. In questa ragazza, il naso è largo e deviato. La larghezza eccessiva è prevalentemente dovuta alle ossa nasali, troppo robuste e separate tra loro. La deviazione è sia ossea che cartilaginea, cioè causata sia dalle ossa, asimmetriche, che anche (e prevalentemente) dal setto che devia verso dx a partire da dove terminano le ossa nasali. Inoltre, la punta è alquanto globosa e soprattutto poco sostenuta. Ciò diventa particolarmente evidente quando la paziente sorride. Qualora si proponesse soltanto la riduzione della gobba (come potrebbe apparire logico ad una analisi superficiale), la punta crollerebbe ancor più verso il basso, perché perderebbe il relativo elemento di “compenso” che contribuisce a sorreggerla, cioè lo stesso gibbo. E’ quindi ovvio che sarà necessario ridurre sì la gobba, ma soprattutto sostenere la punta e dare ad essa una forma più “scolpita” mediante diversi innesti (alla columella ed alle cartilagini alari) prelevati dal setto. Ciò si deve fare prima di aver ridotto completamente il gibbo, altrimenti si finirebbe in un naso troppo insellato. Quindi, ancora una volta si torna al concetto di “proporzioni” nella rinoplastica, possibile mediante un misto opportuno di riduzione (delle parti in eccesso) e di addizione (alle parti mancanti), riconfezionando con cura una struttura permanente anche con l’uso appropriato di diversi innesti. Come sempre, anche qui funzione ed estetica sono strettamente legate: qui è prevalentemente la deviazione del setto a determinare l’ostruzione respiratoria, come confermato dalla TAC che è sempre utile eseguire prima dell’intervento. La mobilizzazione e correzione completa del setto, oltre che delle ossa nasali, consentirà di ripristinare le linee del dorso e correggere il deficit respiratorio, più che compensando quella riduzione del calibro delle vie aeree che seguirà per necessità l’osteotomia, con il riavvicinamento delle ossa nasali troppo allargate. Detto in altri termini, dato che sarà necessario riavvicinare le ossa nasali per conseguire delle linee del dorso estetiche, se ciò si facesse senza correggere completamente la deviazione del setto, la funzione respiratoria, già carente prima, peggiorerebbe di molto dopo l’intervento.