INTERVENTI

Mastopessi

Informazioni generali
La mastopessi (lifting delle mammelle) è un intervento eseguito al fine di migliorare l'aspetto di mammelle eccessivamente ptosiche (cadenti) in seguito a perdita di peso, gravidanza ed allattamento mediante il loro rimodellamento. La mammella viene rialzata verso l'alto e resa più “soda”, con il risultato di un aspetto più giovanile del seno. Spesso, viene anche ridotto il diametro di areole troppo grandi. In taluni casi, è anche consigliabile una riduzione del volume mammario insieme alla mastopessi. In altri casi, la paziente ha perso una tale quantità di tessuto da rendere opportuno, invece, l'impiego di una protesi contemporaneamente alla mastopessi per migliorare la forma ed il volume delle mammelle.
Il beneficio psicologico riguardo la propria immagine è poi evidente. Infine, la mastopessi può essere indicata in caso di asimmetrie mammarie, quando un seno sia assai più disceso dell'altro.

Propriamente, la differenza tra la mastopessi e la mastoplastica riduttiva consiste nel fatto che nella mastopessi pura non si rimuove alcuna massa di tessuto mammario, limitandosi a riposizionare adeguatamente i tessuti discesi. Comunque, le cicatrici sono pressochè le stesse sia per la mastopessi che per la mastoplastica riduttiva.
Anche se non conosciuta quanto l'intervento di mastoplastica additiva, la mastopessi è comunque un intervento abbastanza comune e può produrre sostanziali benefici per molte pazienti, nonostante le cicatrici permanenti che l'intervento inevitabilmente comporta.
La mastopessi si può esegue in ricovero, con un giorno di degenza, o in day-hospital (senza degenza), a seconda della tecnica scelta, della tipologia di mammella, e del desiderio della paziente. L'intervento dura circa 3-4 ore e consiste essenzialmente nel rialzare e rimodellare il seno disceso, rimuovendo la cute in eccesso e spesso riducendo le dimensioni dell'areola.
L'intervento è assai poco doloroso, e dà risultati durevoli nel tempo, benchè non permanenti. Difatti, è purtroppo inevitabile che con il passare degli anni l'effetto della gravità e dell'invecchiamento comporti una ulteriore progressiva discesa, seppur graduale, delle mammelle.
Di solito, è necessaria una mammografia prima dell'intervento, al fine di assicurarsi che non siano presenti malattie della mammella. E' importante comunque eseguire l'esame istologico delle porzioni di mammella eventualmente rimosse durante l'intervento.
Nella mastopessi, esistono oggi molte variabili legate sia alla tipologia della paziente che alla scelta di una specifica tecnica che comporta determinate cicatrici, e che possa comportare eventualmente anche l'impiego di protesi. Le opzioni possibili sono assai più numerose di quelle disponibili alcuni anni orsono, ed i risultati conseguibili in genere migliori. E' tuttavia proprio per questo necessario conoscere le alternative, comprendere il modo di procedere del Dr. Robotti e discutere con lui il tipo di intervento che con Voi riterrà più idoneo.

Chi è candidato all'intervento
Candidate all'intervento di mastopessi sono donne le cui mammelle abbiano perso consistenza e siano discese dopo gravidanze, allattamento, perdita di peso, e quindi con:
•  mammelle piccole e pendule (consentono il risultato migliore e più duraturo)
•  mammelle voluminose e pendule con capezzoli volti in basso (si può associare una riduzione)
•  mammelle notevolmente asimmetriche (pessi/riduzione di una sola mammella)
•  imbarazzo e disagio psicologico.
Spesso, come già detto, la mastopessi e la riduzione mammaria vengono associate. Il miglior risultato si ottiene, di solito, per mammelle piccole e ptosiche. Mammelle grandi e ptosiche possono sì essere “rialzate”, ma con risultati meno durevoli nel tempo (gravità), a meno che non se ne riduca contemporaneamente anche il volume.
Come per ogni intervento estetico, la paziente deve essere psicologicamente stabile e realistica nelle sue aspettative. Difatti, è importante capire che una mastopessi potrà migliorare notevolmente l'aspetto, ma non permetterà necessariamente di conseguire una forma perfetta delle mammelle.

Preparazione pre-operatoria
Il Dr Robotti effettua sempre almeno due visite preoperatorie: alla prima, dettagliata, visita iniziale, ne segue una seconda (se avrete deciso di sottoporvi all’intervento) per rivedere la tecnica che meglio si addice al Vostro caso, per darvi ulteriori delucidazioni,  rispondere ad altre Vostre domande, e per effettuare le foto preoperatorie.  Le numerose foto preoperatorie, che verranno fatte direttamente dal Dr.Robotti,  sono di grande importanza per l'intervento.   Nel corso della prima visita, il Dr.Robotti valuterà la situazione generale, le opzioni chirurgiche compresa la possibilità di interventi aggiuntivi o alternativi (ad es. una riduzione di volume o l’inserimento di protesi), le dimensioni delle mammelle, la forma del torace e le eventuali asimmetrie che dopo l’intervento possono risultare più o meno visibili. Verrà di solito richiesta una mammografia. E’ fondamentale che la paziente non dimentichi di informare il chirurgo di interventi chirurgici precedenti alle mammelle, incluse biopsie. E’ poi importante informare il chirurgo di situazioni di significativo aumento di peso, ed anche di  situazioni di “peso alternante” in cui la paziente noti una significativa riduzione di volume del seno quando dimagrisce. In questi casi, può essere consigliabile stabilizzare il peso, anche ricorrendo all’aiuto del dietologo,  prima dell’intervento. Nella seconda visita, verranno effettuate le foto preoperatorie e verrà confermata la tecnica da eseguire e decise le cicatrici conseguenti.. La corretta scelta della tecnica da impiegare richiede cura e buona comunicazione tra paziente e chirurgo, che viene facilitata dalla visione di  foto di casi diversi, Comunque, è importante ribadire che in ogni caso all’intervento residueranno delle cicatrici permanenti, seppure condotte con ogni cura, più o meno visibili secondo la loro sede ed estensione, ed anche secondo le caratteristiche individuali della paziente.
Verrà poi sempre effettuata un’accurata visita preoperatoria da parte dell’anestesista.  A tale scopo Vi verranno prescritti degli esami di laboratorio ed, in taluni casi, un elettrocardiogramma ed una radiografia del torace.  Nel corso di tale visita,  Vi verranno poi date istruzioni su quando iniziare il digiuno pre-operatorio, in base alla modalità di anestesia ed ora di inizio dell’intervento.
E’ fondamentale informare il chirurgo e l’anestesista di qualsiasi eventuale trattamento con farmaci (cortisonici, antipertensivi, cardioattivi, anticoagulanti, ipoglicemizzanti, antibiotici, contraccettivi,  tranquillanti, sonniferi, ecc..).  Per le pazienti in trattamento con contraccettivi orali, di solito non è oggi necessario interromperne l’assunzione prima dell'intervento. E’ necessario a tal proposito specificare nel corso della vista anestesiologica quale tipo di contraccettivo venga impiegato.
Si consiglia di non assumere aspirina o medicamenti che la contengono per due settimane prima dell'intervento e due settimane dopo.  L'aspirina può causare sanguinamento e quindi aumentare il rischio di complicanze. 
Si consiglia poi di eliminare il fumo per almeno due settimane prima dell'intervento. Alcuni studi hanno dimostrato che l’incidenza delle complicanze è 10 volte superiore nei fumatori che non in quelli che non fumano. Se il fumo viene eliminato per almeno 15 più prima dell'operazione, l’incidenza delle complicanze è pari a quella dei non fumatori.
E’ poi opportuno nei giorni precedenti l’intervento evitare contatti con persone con raffreddore o altre malattie infettive E’ infine necessario che le pazienti siano nel miglior stato di nutrizione possibile prima dell'intervento.
Sia la sera prima l’intervento che la mattina stessa, la paziente dovrà infine effettuare una accurata e prolungata doccia con sapone antisettico (ad es. Neoxidina, Citrosil  saponetta o Saugella verde, reperibili in farmacia).
Si deve inoltre di evitare qualsiasi di tipo di trucco al viso il giorno dell'intervento.  Sono poi da rimuovere anelli, orecchini o piercing.  Infine, dovrete aver preso accordi per essere accompagnati a casa il giorno della dimissione e per un adeguato aiuto a domicilio per uno-due giorni dopo l’intervento E’ infine necessario che la paziente si procuri prima dell’intervento un reggiseno elastico, tipo sportivo o “da aerobica” con apertura sul davanti  (zip, gancetti o velcro – ad es. il modello della ditta FILA ), della misura prevista per il seno dopo la mastopessi, che può essere anche richiesto direttamente  in Clinica.

L'intervento
L'intervento può essere eseguito in anestesia generale (la paziente viene addormentata ed intubata dall’anestesista) con uno o due giorni di degenza o in anestesia locale con “sedazione cosciente”  ( la paziente mantiene uno stato di relativa coscienza, pur risultando opportunamente sedata con farmaci endovenosi ad opera dell’anestesista) in day-hospital.  La scelta dipende da vari fattori, tra cui il volume mammario, la tecnica scelta ed il desiderio della paziente.
Appena prima dell’intervento, il chirurgo esegue disegni e misurazioni, con la paziente in piedi.  Tali disegni sono una parte essenziale di preparazione all’operazione, poiché rappresentano una necessaria guida per le incisioni durante l’intervento quando la paziente è  in posizione supina.  Una volta addormentata la paziente, le incisioni previste vengono “infiltrate”(si inietta cioè del vasocostrittore, allo scopo di ottenere una riduzione della perdita di sangue).
L'intervento consiste nella rimozione della parte in eccesso della cute e nel rimodellamento dei sottostanti tessuti della mammella (grasso e ghiandola), spostando nel contempo l'areola più in alto, in una posizione corretta. Talora, come già detto, sarà utile ridurre anche il volume della mammella.  L’areola, di solito, viene anche ridotta nel suo diametro, spesso troppo grande.  Il complesso areola-capezzolo, per poter essere spostato in alto restando ben vascolarizzato, deve rimanere connesso a sufficiente tessuto sottostante, il “peduncolo”, che a sua volta può essere inferiore, superiore, laterale o mediale.  Il mantenimento di questo tessuto consente, di solito, il mantenimento della sensibilità e, spesso, anche della capacità di allattamento.
Le incisioni necessarie per conseguire questi obiettivi lasciano inevitabilmente delle cicatrici che, quantunque tendano di solito a rendersi meno evidenti con il tempo, sono definitive e permanenti.

La metodica più comune di mastopessi, esattamente come per la mastoplastica riduttiva, comporta tre incisioni, e quindi tre cicatrici risultanti, a forma di una “T rovesciata”:
•  una incisione periareolare (circolare tutto intorno all'areola)
•  una lungo tutto il solco sottomammario
•  una cicatrice verticale che unisce le prime due, quindi dal bordo inferiore dell'areola fino al punto di mezzo del solco sottomammario.

Occasionalmente può essere necessaria una revisione a distanza (6-12 mesi) delle cicatrici per ottenere un risultato estetico ottimale. Queste revisioni possono di solito essere eseguite in anestesia locale con un piccolo intervento di ritocco. Di solito, vengono impiegati due drenaggi in aspirazione. Al termine dell'intervento, chiusi i piani profondi e suturata con piccoli punti l'incisone, viene applicata una fasciatura modicamente compressiva. Il reggiseno elastico verrà indossato alla prima o seconda medicazione. L'intervento dura circa tre-quattro ore in totale.


Varianti tecniche dell'intervento (con cicatrici ridotte)
 
mastopessi con tecnica soltanto periareolare   mastopessi con tecnica periareolare-verticale

Sia per la mastopessi che per la mastoplastica riduttiva, esistono oggi diverse varianti tecniche al disegno classico delle incisioni “a T rovesciata”, ideate allo scopo di evitare parte delle cicatrici, soprattutto quella orizzontale lungo il solco sottomammario (difatti, in alcuni casi, anche se rari, è proprio questa cicatrice a restare evidente, potendo anche divenire “ipertrofica” o “cheloidea”). Queste nuove tecniche implicano o soltanto una cicatrice periareolare o, di solito (tecnica preferita dal Dr. Robotti), una cicatrice periareolare insieme ad una cicatrice verticale o un po' obliqua sotto il bordo inferiore dell'areola. Il concetto fondamentale è che il mantenimento duraturo della forma viene assicurato dalla manipolazione, sutura e stabilizzazione della ghiandola, senza richiedere un'ampia asportazione della cute. La cute, ridistribuita sulla ghiandola rimodellata, si adatterà poi progressivamente alla nuova forma di questa.
La possibilità di impiegare una di queste nuove tecniche dipende da molti fattori, tra cui l'età, l'elasticità della cute, il grado di volume in eccesso, e la forma delle mammelle. E' necessario comprendere bene che queste tecniche periareolari/verticali “ a cicatrici ridotte” richiedono un periodo più lungo di assestamento post-operatorio delle mammelle, sia per quanto riguarda la forma che per quanto riguarda l'aspetto delle cicatrici stesse. In particolare, la mammella apparirà più alta e stretta in basso, e la cicatrice peri-areolare si potrà presentare inizialmente irregolare, quasi a formare delle grinze o pinzature attorno all'areola. Normalmente, sia le cicatrici che la forma si assestano molto bene nell'arco di 2-3 mesi, ma esiste una possibilità più alta di ritocco successivo (in anestesia locale) rispetto alla tecnica classica a T invertita. In pratica, le nuove tecniche periareolari/verticali sono indicate per donne più giovani, con cute ancora elastica, con mammelle non troppo voluminose, e che accettino il periodo suddetto di assestamento.

Ciascuna tecnica di mastopessi presenta vantaggi e svantaggi specifici, e non esiste quindi una singola metodica ideale per tutte le pazienti.

 

Mastopessi associata a mastoplastica additiva
La possibilità di una mastopessi combinata con la mastoplastica additiva verrà, se necessario, spiegata alla paziente dal Dr. Robotti, e dovrà essere con lui discussa e ben compresa. E' infatti da notare che l'effettuazione di una mastopessi con rimodellamento ghiandolare e cutaneo contemporanea all'inserimento di una protesi aumenta significativamente il rischio di complicanze dell'intervento e la possibilità di revisioni successive. Se possibile, è preferibile non associare una mastoplastica additiva ad una mastopessi completa con rimodellamento ghiandolare quando il volume residuo della ghiandola sia comunque sufficiente senza l’impiego della protesi.
Esistono comunque casi di pazienti con mammelle particolarmente “svuotate”. Qui, l'impiego di una sola mastopessi non potrà ripristinare il volume perso ed anzi, comporterà una ulteriore piccola perdita di volume legata alla necessaria asportazione di cute. In questi casi, potrà essere necessario sia il rimodellamento cutaneo che l’impiego della protesi, oppure potrà essere sufficiente il solo impiego della protesi (di solito protesi “anatomiche ad alta proiezione”) per ottenere un buon risultato. Tutte queste scelte comporteranno tuttavia, ovviamente, il rischio delle complicanze legate all'impiego della protesi.
E' quindi importante vagliare attentamente con il Dr. Robotti le diverse possibilità, per arrivare alla miglior decisione condivisa sul tipo di intervento da effettuare.

Dopo l'intervento
Se l'intervento è stato eseguito in anestesia generale, sarà necessario riposare a letto fino al giorno seguente, ma sarà consentito bere e un'alimentazione leggera. Saranno anche somministrati antibiotici e farmaci analgesici. Comunque, la mattina successiva all’intervento la paziente potrà alzarsi da letto. La deambulazione precoce è, tra l'altro, anche utile per ridurre il rischio di fenomeni di trombosi degli arti inferiori.
Se l'intervento è stato eseguito in sedazione cosciente la paziente potrà tornare a casa in giornata seguendo scrupolosamente le indicazioni scritte del chirurgo (prescrizioni farmacologiche e di comportamento).
Medicazioni: La medicazione compressiva applicata alla fine dell'intervento non dovrà essere disturbata dalla paziente e verrà cambiata in genere dopo 2-3 giorni dal chirurgo. In questa occasione vi verrà di solito fatto indossare il reggiseno elastico di tipo sportivo, che costituirà la medicazione per tutto il restante periodo post-operatorio. Questo reggiseno non dovrà essere rimosso se non dal chirurgo fino alla rimozione dei punti. I punti verranno rimossi dal chirurgo di solito in parte in 5°-6° ed infine in 8°-10° giornata dall'intervento, e a tal punto sarà consentito il bagno o la doccia. Sarà poi necessario portare ancora il reggiseno elastico giorno e notte per un totale di due mesi dopo l'intervento, e ancora per un altro mese solo di giorno. Ovviamente, il reggiseno potrà essere rimosso per le normali abluzioni.
Inizialmente la mammella apparirà leggermente più alta del normale. Questo avviene sia per il gonfiore (edema) iniziale che per l'ipercorrezione che spesso viene effettuata nel rimodellamento della ghiandola. Nel giro di alcune settimane il seno assumerà un aspetto più naturale.
Dolore e gonfiore : Il dolore è più propriamente una dolenzia o senso di fastidio di modesta entità, e ben controllabile con i consueti farmaci analgesici (che non contengano aspirina). E' normale sentirsi stanche e dolenti per alcuni giorni dopo l'intervento, come è normale una sensazione di modesta “tensione” alle mammelle. Qualora, invece, doveste avvertire, soprattutto nelle prime ore dopo l'intervento, forte tensione ad una mammella, accompagnata da altrettanto forte dolore da quel lato e da una durezza evidente alla palpazione, dovrete subito avvertire il chirurgo, essendo questi possibili sintomi di un ematoma che dovrà essere al più presto evacuato. Un po' di gonfiore (edema) è normale, come in ogni intervento, e comunque si risolverà in circa 3-4 settimane. Di solito, non si verificano ecchimosi di rilievo.
Attività: E' consigliabile riposare nella prima settimana per incrementare gradualmente l'attività nella seconda e terza settimana postoperatoria. Dopo circa una settimana di riposo a casa, sarà consentito di riprendere le normali attività se queste non richiedono un sollevamento di pesi o comunque lavori faticosi. In questo caso, bisognerà invece attendere fino a tre settimane. E' necessario evitare la guida dell'automobile per due settimane, e poi evitare l'uso della cintura per altre due settimane. Passeggiare e partecipare ad attività sociali è di solito possibile dopo la prima settimana. Una attività fisica moderata può essere ripresa dopo 3-4 settimane. Riguardo sport intensi, sarà preferibile attendere circa 6 settimane . Riguardo l'attività sessuale, questa deve essere evitata per due settimane, e comunque si dovranno evitare manipolazioni eccessive sul seno per due mesi dall'intervento. Per due mesi dall'intervento, infine, la paziente non dovrà dormire prona o comunque esercitando pressione sulle mammelle.
Queste indicazioni possono variare da caso a caso, dipendendo dall'entità della mastopessi e dalla tecnica scelta.
Cicatrici: Come già detto, le cicatrici che rimangono dopo una mastoplastica riduttiva si rendono meno evidenti con il tempo, ma sono comunque definitive e permanenti. Nelle prime settimane, le cicatrici appaiono spesso peggiorare, divenendo più rosse, indurite, ed evidenti. E' necessario attendere 8-12 mesi perché le cicatrici maturino definitivamente, appiattendosi e divenendo più bianche. Per tale periodo, esse non dovranno essere esposte direttamente al sole (quindi impiegare indumenti o creme filtro antisolare totale) e potranno essere massaggiate con idonee creme emollienti. Di solito, il Dr. Robotti prescriverà cerotti speciali in silicone o steri-strips (cerottini adesivi) da portare sulle cicatrici per i primi 2-3 mesi. Occasionalmente può essere opportuna, a distanza, una revisione della cicatrice in anestesia locale per ottenere il miglior risultato cosmetico possibile.
Sensibilità : Dopo l'intervento può essere presente una perdita o riduzione di sensibilità del complesso areola-capezzolo, da uno o entrambi i lati. Questa di solito migliorerà dopo alcuni mesi, fino a ritornare pressochè normale. In rare occasioni, specie in correzioni di ptosi molto grandi, la perdita o riduzione di sensibilità può essere permanente.

Possibili complicanze
Le complicanze nella mastopessi sono rare (ancor meno che nella mastoplastica riduttiva), ma possibili. Esse sono di due tipi: quelle legate all'anestesia e quelle legate all'intervento. Per quanto attiene alle prime, che verranno discusse nel corso della visita con l’anestesista, sono rarissime nelle persone in buone condizioni generali. Le complicanze legate all'intervento sono rappresentate da: ematoma, infezione, diastasi e sierosità delle ferite, alterazioni della sensibilità, perdita parziale o totale del complesso areola-capezzolo, cicatrici insoddisfacenti, indurimenti localizzati, asimmetrie di volume e di forma. Quasi tutte tali complicazioni rispondono con prontezza ad un trattamento appropriato senza compromettere a lungo termine il risultato finale dell'operazione.
Se avviene sanguinamento eccessivo durante/dopo l'operazione, il sangue può accumularsi nell'area operata e può essere necessario riaprire la ferita al fine di rimuoverlo e fermare sanguinamenti ulteriori. Tale ematoma può verificarsi solitamente entro le prime 24 ore, e di solito richiede un ritorno in sala operatoria per rimuovere la protesi, coagulare il vaso responsabile, e richiudere la ferita. In genere, se opportunamente trattato, un episodio di sanguinamento non causa altri inconvenienti.
Una infezione è assai rara in mani esperte e sala operatoria idonea. Generalmente, avviene dopo circa una settimana dall'intervento e risponde prontamente al trattamento antibiotico. L'esito di una infezione può richiedere una revisione delle cicatrici.
Una diastasi (allargamento) delle suture, con possibile s ecrezione di siero può accadere, specie nelle mastopessi associate a riduzione mammaria, a livello della giunzione a T dell'incisione verticale con quella orizzontale al solco sottomammario, dove si esercita la massima tensione sulla sutura. Questa non è peraltro una infezione, e di solito si risolve con semplici medicazioni locali senza esiti di rilievo.
Perdita o riduzione permanente della sensibilità della cute e del capezzolo sono assai rare, ma possibili, specie nelle riduzioni maggiori. Di solito, la sensibilità si riacquista quasi completamente in alcuni mesi.
Perdita totale o parziale del complesso areola-capezzolo: la perdita totale di un capezzolo è estremamente rara, ma è comunque possibile, specie in pazienti fumatrici mammelle molto ptosiche e/o che necessitino di mastopessi combinata con additiva. Assai rara è anche la necrosi (perdita) parziale. Qualora dovesse accadere, può essere eseguito in un tempo successivo un intervento ricostruttivo con risultati in genere soddisfacenti.
Le cicatrici , come già detto, restano a distanza di mesi di solito assai poco visibili. Peraltro, come già detto, può essere utile una occasionale revisione chirurgica (“ritocco”) a distanza. E' tuttavia da tener presente che, come per ogni atto chirurgico, in talune, rare, pazienti, esiste la possibilità che le cicatrici restano arrossate e rilevate permanentemente (cicatrici “ipertrofiche” o “cheloidee”). Tale possibilità non è predicibile prima dell'intervento, anche se assai rara. In pazienti che abbiano una storia clinica di cicatrici ipertrofiche o cheloidi, è preferibile, se possibile, evitare la cicatrice orizzontale al solco sottomammario, impiegando una tecnica periareolare/verticale.
Indurimenti localizzati: in rarissimi casi è possibile che si producano delle aree localizzate di indurimento laddove il grasso non riceve sufficiente apporto vascolare (“liponecrosi”). Tali indurimenti possono risolversi spontaneamente o perdurare nel tempo.
Asimmetrie: esse possono essere riscontrate nella forma, nelle dimensioni o nella posizione dell'areola. In genere sono di modesta entità e possono essere corrette agevolmente in anestesia locale non prima di 6-8 mesi dall'intervento (spesso ciò che sembra alla paziente asimmetria è soltanto un maggior edema, quindi gonfiore, di una mammella rispetto all'altra). In pratica, asimmetrie post-operatorie evidenti sono assai rare nella paziente che sia ragionevole nelle proprie aspettative. Difatti, una eguaglianza millimetrica non è possibile, e non esiste difatti nemmeno, in natura, tra due mammelle normali.
Le complicanze della mastopessi sono, comunque, in sintesi rare e ben affrontabili nella grande maggioranza dei casi.
(Per quanto riguarda le complicanze possibili aggiuntive riguardo l'impiego di una protesi, queste sono descritte nel fascicolo informativo riguardante la mastoplastica additiva.) Quando intervengono, generalmente, tali complicanze rispondono ad un trattamento adeguato senza compromettere il risultato finale. Resta fondamentale affidarsi ad un chirurgo esperto, in una struttura adeguata, con credenziali e curriculum verificabili.

Possibilità di "ritocco”
Nonostante l'intervento venga condotto con la massima cura e nel miglior modo possibile, allo scopo di ottenere il risultato discusso con voi e desiderato, la pratica della chirurgia non è una scienza esatta, e quindi non è per definizione possibile fornire una “garanzia” di risultato. Esiste quindi la possibilita' di dover effettuare, a distanza di 8-12 mesi dall'intervento, un "ritocco" per correggere imperfezioni che si rendano manifeste a guarigione avvenuta. Cio' può accadere anche in mani esperte, e non può essere previsto prima. L'eventuale 'ritocco' si effettua di solito in anestesia locale ed e' per lo più di breve durata. Esso non comporta onorario per il Dr Robotti da parte del paziente, ma può comportare costi legati all'utilizzo della struttura.

Controlli postoperatori
Dopo le prime medicazioni e la rimozione dei punti, verrete sottoposti a controlli periodici per il primo anno dopo l'intervento (di solito a 15 giorni/ 1 mese/ 3 mesi/ 6 mesi/ 12 mesi). Tali controlli non comportano costi aggiuntivi.

Durata del risultato
La durata del risultato è stabile e di molti anni, anche se diversa da soggetto a soggetto. Resta fondamentale mantenere un rapporto a lungo termine con il proprio chirurgo. Inevitabilmente, comunque, nei mesi dopo l’intervento il polo superiore delle mammelle tenderà un po' a scendere per gravità rispetto all’aspetto immediatamente postoperatorio. Ovviamente, dopo l'intervento, negli anni la mammella “rialzata” potrà poi andare incontro ad alterazioni di forma (discesa) per gravidanza, variazioni di peso, gravità, invecchiamento, specie nei casi di mastopessi combinati con mastoplastica additiva. Sarà comunque semprepossibile, a quel punto, reintervenire con una procedura di rimodellamento.
E' comunque da notare che il livello medio di soddisfazione delle pazienti dopo mastopessi, come peraltro per la mastoplastica riduttiva è tra i più alti nelle procedure di chirurgia estetica.

Allattamento e gravidanza
Una gravidanza può avere effetti non prevedibili sul volume mammario, e può alterare significativamente il risultato a lungo termine di una mastopessi, specie se si è trattato di una mastopessi combinata ad additiva. Peraltro, è un dato di fatto che molte giovani donne decidono di effettuare una mastopessi prima di avere figli, consapevoli della possibilità di dover effettuare correzioni successive a distanza.. Riguardo l'allattamento, questo di solito non viene compromesso dall'intervento, anche se ciò dipende anche da molti fattori, tra cui il grado di ptosi e l' estensione della manipolazione intraoperatoria della ghiandola.

Tumore della mammella
Come per la mastoplastica riduttiva, non c'e' alcuna correlazione tra mastopessi e tumore della mammella. Cioè, le donne che hanno avuto tali interventi non hanno poi una incidenza di tumore più alta rispetto al resto della popolazione.

Mammografia
La mastopessi non limita in nessun modo la possibilità di eseguire successive mammografie o ecografie. Peraltro, il mammografista deve essere informato dell'intervento effettuato, e specie dell’esistenza delle protesi in caso di mastoplastica additiva associata. L'utilità di una mammografia preoperatoria, oltre che per escludere malattie della mammella antecedenti all'intervento, è poi, per la paziente, quella di mantenere un dato di riferimento da confrontare con le mammografie di controllo negli anni futuri.


NOTA IMPORTANTE per gli interventi di chirurgia estetica

Ogni intervento chirurgico ha, come esito, la presenza di una o più cicatrici. La cicatrizzazione è un fenomeno biologicamente complesso che si realizza attraverso fasi diverse. La maturazione delle cicatrici è l'ultima di queste fasi e si protrae per molti mesi, talora per uno-due anni.
E' quindi evidente che il paziente dovrà attendere il tempo necessario per la stabilizzazione della cicatrice, prima di poterne osservare l'aspetto definitivo. Il chirurgo utilizzerà tutte le tecniche volte ad ottenere una buona cicatrice, sottile e situata allo stesso livello della cute circostante.
Esistono, però, fattori che possono modificare il normale processo di cicatrizzazione; essi sono: le anomalie della vascolarizzazione e dell'innervazione, la carenza di proteine, l'uso di farmaci antineoplastici, il diabete (la microangiopatia diabetica), il fumo di sigaretta.
Esistono, inoltre, delle forme di cicatrizzazione patologica, sulla base di una predisposizione individuale, che possono determinare la formazione di una cicatrice ipertrofica o, nei casi più gravi, di una cicatrice cheloidea. Tale evento si realizza più facilmente in alcune sedi corporee quali la regione sternale, deltoidea, scapolare, ombelicale e pubica.
Qualora dovesse verificarsi l'insorgenza di una cicatrice inestetica, sarà quasi sempre possibile ottenere dei miglioramenti mediante terapia medica o chirurgica. E' bene tenere presente, inoltre, che qualsiasi procedura chirurgica – per quanto piccola e limitata possa essere ed eseguita su pazienti in buone condizioni generali – comporta sempre la non prevedibile possibilità di insorgenza di complicazioni generali il cui tipo e gravità sono anch'esse non prevedibili.
Statisticamente si può affermare che, per persone in buone condizioni generali i cui esami clinici non dimostrino alterazioni che possono aumentare il tasso di rischio, la possibilità di insorgenza di complicazioni gravi o gravissime è pressoché teorica.
Le fotografie, infine, sono importanti in chirurgia plastica quale indispensabile elemento diagnostico. Esse verranno eseguite prima e dopo l'intervento e saranno allegate al fascicolo personale riservato della paziente quale documentazione clinica. Le fotografie pre-operatorie sono di solito anche utilizzate dal chirurgo per discutere l'intervento con i pazienti.
Esse potranno anche essere utilizzate a scopo scientifico con assoluta garanzia dell'anonimato.

 

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